San Carlo

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Argentum, arigentum, arientum;  questo è il progressivo mutare di un termine che in età romana sta ad indicare un metallo prezioso e nel medioevo finisce col dare il  nome alla località dell’estremo nord di Desio e alla quasi totalità dei suoi abitanti.

Nome che soltanto all’inizio di questo secolo, in occasione del distacco di questo luogo dalla nostra Pieve, viene sostituito con quello di San Carlo.

Fino al 1905 questa terra è nota come Corte degli Arienti.

Corte: voce che ci rimanda all’organizzazione dell’esercito romano. E’ bene ricordare che l’attuale contrada San Carlo viene a trovarsi lungo un “decumano”, la linea di demarcazione che corre da nord a sud nella centuriazione romana, il cui corso è ben leggibile anche sulle attuali carte topografiche perché sovrapposto all’andamento della strada verso Milano, lungo la quale sono facili da individuare i punti  di incrocio con “i cardi” distanti fra di loro circa 710 metri.

Da San Carlo, o meglio dalla Corte degli Arienti, procedendo verso mezzogiorno si incontrano a questa distanza dapprima la cascina Bria, quindi, all’incrocio per Bovisio, la Madonna del Pilastrello e, infine, l’incrocio per la cascina Valera, dove in tempi abbastanza recenti sorgeva un’antica osteria, forse sul luogo delle “ mutatione” romane (stazioni di servizio per il cambio dei cavalli lungo le vie di comunicazione di una certa importanza).

E’ qui che confluiva la strada da Palazzolo, altro centro in cui aveva stanza un grosso presidio militare.

Non è certo un caso che  i discendenti degli uomini della cascina Arienti denotino, anche ai giorni nostri, una certa spavalderia, un notevole coraggio, una non comune capacità di sopportazione, conseguenze indubitabili di una educazione e di una disciplina di chiara impronta militare, accompagnate però da un carattere schietto e socievole e da uno spirito di solidarietà prezioso come l’ “argentum”  da cui deriva il nome della loro terra.

Ecco perché alla Manifestazione del palio degli Zoccoli i contradaioli di San carlo presentano con legittimo orgoglio i loro “Soldati”.

Ricerca storica effettuata da: Giuseppe Rusnigo

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